…fioriscono le margherite!
Balconaggio per divertimento, per passare il tempo, per sperimentare qualche cosa di diverso. Senza essere esperti, senza voler insegnare niente a nessuno. Senza prendersi sul serio.
martedì 9 aprile 2019
mercoledì 20 marzo 2019
Il tempo delle mele
Se la dama rosa ci sta ancora pensando, con una piccolissima gemma dalla quale inizia appena a trapelare una piccola puntina verde, il melo del nanofrutteto si è ben ambientato, iniziando la sua fioritura nell'ultimo giorno di inverno, nonché primo giorno di primavera!
Troppo fragile
C'era una volta una serra. Che per tutto l'inverno ha fatto abbastanza bene il suo dovere. Le talee delle rose sono morte, è vero, ma probabilmente non è colpa della serra: semplicemente, il miracoloso composto ormonale radicante non ha fatto mettere loro manco uno straccio di radice. Peccato.
Comunque, dicevamo, c'era una volta una serra. Poi, un giorno di marzo, è arrivato un bel ventaccio. Che è la ragione per la quale sto cercando di proteggere un po' il balcone. Ma per la crescita delle piante ci vuole tempo, e il vento è arrivato, breve ma forte. E la serra non ha gradito.
Il nylon è stato letteralmente distrutto dal vento. Talmente tanto, che una povera pianta di gerani si è letteralmente capottata, cadendo a testa in giù da un metro e mezzo d'altezza. Una devastazione. Ne sono venute sei talee di gerani, sperando che abbiano maggior fortuna di quelle dell'estate scorsa.
Ora è giunto il tempo di smontare la serra, la primavera inizia ufficialmente questa sera, ma dovrò comprare del nylon un po' robusto per rifare la copertura, e del velcro per la porta di accesso.
Comunque, dicevamo, c'era una volta una serra. Poi, un giorno di marzo, è arrivato un bel ventaccio. Che è la ragione per la quale sto cercando di proteggere un po' il balcone. Ma per la crescita delle piante ci vuole tempo, e il vento è arrivato, breve ma forte. E la serra non ha gradito.
| La serra, col nylon distrutto dal vento. |
Il nylon è stato letteralmente distrutto dal vento. Talmente tanto, che una povera pianta di gerani si è letteralmente capottata, cadendo a testa in giù da un metro e mezzo d'altezza. Una devastazione. Ne sono venute sei talee di gerani, sperando che abbiano maggior fortuna di quelle dell'estate scorsa.
| Se queste povere talee hanno l'aria un po' provata, è perché sono cadute a testa in giù con tutto un vaso sopra di esse. |
Ora è giunto il tempo di smontare la serra, la primavera inizia ufficialmente questa sera, ma dovrò comprare del nylon un po' robusto per rifare la copertura, e del velcro per la porta di accesso.
lunedì 4 marzo 2019
Nanofrutteto
Da alcuni anni ormai, «nano» è la parola d'ordine. Che si parli di nanotecnologie, nanomedicina o nanomateriali, è verso il piccolo, piccolissimo che si va. Oggi abbiamo anche i nano-alberi da frutto. Che non sono propriamente microscopici, ma, stando all'etichetta sotto la quale sono venduti, sono particolarmente adatti alla coltivazione in vaso. Che poi è quello che noi facciamo praticando il balconaggio urbano.
Così, passando davanti alla schiera di nano-alberi in vendita nel redivivo e mica tanto nano reparto giardinaggio del supermercato, non ho saputo resistere, e ho preso un nano-melo e un nano-ciliegio.
Le povere piante vengono vendute con le poche radici in un sacchetto di plastica, che manco contiene della terra. Solo segatura. Ciò nonostante, sono apparentemente in buone condizioni. Un bel pediluvio di un quarto d'ora per dar loro l'idea che tempi migliori stanno arrivando, nel frattempo si prepara un bel vaso con un misto di terriccio e torba. E finalmente le si mette a dimora, con un'abbondante innaffiata.
Ora lasciamo che il caldo sole faccia il suo lavoro e ritempri il nano-melo e il nano-ciliegio.
Così, passando davanti alla schiera di nano-alberi in vendita nel redivivo e mica tanto nano reparto giardinaggio del supermercato, non ho saputo resistere, e ho preso un nano-melo e un nano-ciliegio.
| Il nano-melo, con qualche gemma che sta aprendosi in foglie. |
| Il nano-ciliegio, pieno di gemme, ma è troppo presto perché sia già fiorito. |
Ora lasciamo che il caldo sole faccia il suo lavoro e ritempri il nano-melo e il nano-ciliegio.
martedì 19 febbraio 2019
Aria di primavera
Malgrado la serra abbia mal sopportato un paio di giornate di vento forte, lacerandosi in più punti (dovrò inventarmi un modo di fare una copertura più robusta), l'inverno fin troppo mite ha dato alle piante l'impulso di risvegliarsi in anticipo dal torpore invernale.
Così, nella serra sono iniziati i cambiamenti. Accanto ai gerani, che non hanno mai cessato persino di fiorire, numerose altre piante si stanno dando da fare. La limonella ha già messo le sue prime foglioline piccole, mentre la menta ha già alcune piantine piene di foglie profumate.
Il fico ha delle belle gemme pronte ad aprirsi, mentre l'ortensia, che ha svernato fuori dalla serra ma ben esposta al sole, ha già aperto le gemme e messo le prime foglie.
E il limone sta per fiorire.
| Un bello strappo causato dal vento alla copertura della serra, là dove la plastica si salda alla cerniera. |
Così, nella serra sono iniziati i cambiamenti. Accanto ai gerani, che non hanno mai cessato persino di fiorire, numerose altre piante si stanno dando da fare. La limonella ha già messo le sue prime foglioline piccole, mentre la menta ha già alcune piantine piene di foglie profumate.
| Le prime foglioline della limonella. Certo, avrei almeno dovuto potare i rami lunghi… |
| La menta non si è fatta pregare due volte: sono parecchie le piantine con delle belle foglie profumatissime. |
Il fico ha delle belle gemme pronte ad aprirsi, mentre l'ortensia, che ha svernato fuori dalla serra ma ben esposta al sole, ha già aperto le gemme e messo le prime foglie.
| Quanto ci metteranno le gemme del fico ad aprirsi? |
| Quelle dell'ortensia, invece, si stanno aprendo proprio in questi giorni. |
E il limone sta per fiorire.
| Il limone è pronto a fiorire. Per ora ha due fiori nuovi, che si affiancano ai due limoni in maturazione. |
domenica 25 novembre 2018
Esageratamente caldo
Sarà il riscaldamento globale. A fine novembre, qui nel Nord, di notte la temperatura dovrebbe scendere sotto zero. I vetri delle auto, al mattino, dovrebbero essere brinati. L'erba dei prati nei giardini e parchi di città dovrebbe essere bianca. Invece fa un caldo esagerato, inopinato.
La serra, che abbiamo montato per proteggere le nostre piante da balcone dal rigore dell'inverno, gronda d'acqua all'interno, per via dell'umidità e del clima. Le piante, all'interno, rischiano seriamente di marcire, ed occorre arieggiare bene perché, poverette, non muoiano annegate.
A godere di questa situazione anomala sono soprattutto gli ospiti indesiderati. Una volta, anche i bruchi, d'inverno, andavano a nanna. Oggi invece ce li ritroviamo vivaci ed affamati anche a fine novembre.
Mi tocca tirare fuori dall'armadietto il bruchicida.
La serra, che abbiamo montato per proteggere le nostre piante da balcone dal rigore dell'inverno, gronda d'acqua all'interno, per via dell'umidità e del clima. Le piante, all'interno, rischiano seriamente di marcire, ed occorre arieggiare bene perché, poverette, non muoiano annegate.
A godere di questa situazione anomala sono soprattutto gli ospiti indesiderati. Una volta, anche i bruchi, d'inverno, andavano a nanna. Oggi invece ce li ritroviamo vivaci ed affamati anche a fine novembre.
| Buone le foglie del fico, vero? |
Mi tocca tirare fuori dall'armadietto il bruchicida.
sabato 3 novembre 2018
Rosa fresca aulentissima
Tenere le rose non è affatto facile, malgrado il loro crescere spontaneo nei giardini, in terra piena, faccia pensare il contrario. È un continuo curarle, sfoltirle, potarle, e bisogna essere capaci, cosa che io non sono. Però ho letto che un buon momento per prendersi cura di una pianta di rose è verso il mese di novembre, quando cadono le foglie, e si può procedere alla potatura. A me potare fa sempre paura, perché non so farlo e temo sempre di sbagliare, ma la pianta in questione, alta circa 180 cm, aveva numerosi succhioni ormai lunghi che originavano proprio dalla base, e che andavano eliminati.
Poiché erano belli e in buona salute, ben si prestavano ad un esperimento: trasformarli in talee. Che poi il mese di novembre non sarà il mese migliore per fare le talee di rosa, ma io non so che farci. Il balconaggio non è una scienza esatta.
Così, scartabellando in rete, scopro che per ottenere una buona talea di rosa bisogna scegliere un ramo che non sia mai fiorito (non chiedetemi perché), bisogna tagliarlo di 15-20 cm di lunghezza, bisogna tagliargli la punta (non chiedetemi perché), bisogna togliergli tutte le foglie o per lo meno quasi tutte lasciandone un paio in cima, bisogna metterlo in terra per una profondità di 8-10 cm, preferibilmente usando un composto ormonale radicante. Avete tirato il fiato? Allora, ripartiamo dall'inizio.
I rami che scegliete li prendete dove potete e come potete, con buona pace della teoria. Io devo far fuori dei succhioni, che per lo meno non sono mai fioriti, e li taglio più lunghi che posso. Diciamo che a 15-20 cm ci arriviamo. Va bene, tagliamo anche la punta.
Far fuori tutte le foglie mi fa venire il magone. Lo capisco che è per rafforzarli e quant'altro, ma povere foglioline! Decido che ne faccio fuori un po', ma ne lascio un ciuffetto in cima. In fondo, il balconaggio, quello urbano poi, non è una scienza esatta.
Veniamo al composto ormonale radicante. In vena di sperimentare, in passato ho scelto di ignorare questo passaggio. Risultato: talee morte stecchite nel giro di due giorni. Allora rispolvero il piano B. Compro online un bel composto ormonale radicante di chiara e comprovata efficacia (speriamo).
Bisognerebbe metterlo in un barattolino, pucciarci dentro il gambo della talea, piantare la talea, e poi rimettere il composto avanzato nel barattolino all'interno del flacone originale. Vitetatissimo, stando alle istruzioni, pucciare il gambo della talea direttamente nel flacone. Ma per fare questo giochetto ci vorrebbe un cilindro graduato, è l'unico vero recipiente adatto visto che di composto ormonale nel flacone ce n'è veramente poco. Ora alzi la mano chi ha in casa un cilindro graduato. Ecco.
Allora puccio la talea di rosa direttamente nel flacone, sperando che il signor Clonex non venga a picchiarmi direttamente a casa. E poi ficco la talea in terra. Il balconaggio, dicevamo, non è una scienza esatta.
Alla fine di questa pantomima ci ritroviamo con un po' di belle talee fresche e pimpanti.
Sopravviveranno? Facciamo un po' di posto nella serra ormai più affollata di un autobus nell'ora di punta, curiamoci di mantenere umido (non marcio) il terreno, e attendiamo. Una settimana dopo, le talee appaiono in buona forma.
Se passeranno l'inverno; se metteranno veramente radici; se cresceranno rigogliose; se i fermenti lattici vivi faranno bene alla talea prescelta; se le altre non saranno invidiose; se mi daranno la soddisfazione di sopravvivere e l'anno prossimo fiorire; lo scopriremo solo vivendo. Il balconaggio, quello urbano poi figuriamoci, in fondo, non è una scienza esatta.
Poiché erano belli e in buona salute, ben si prestavano ad un esperimento: trasformarli in talee. Che poi il mese di novembre non sarà il mese migliore per fare le talee di rosa, ma io non so che farci. Il balconaggio non è una scienza esatta.
Così, scartabellando in rete, scopro che per ottenere una buona talea di rosa bisogna scegliere un ramo che non sia mai fiorito (non chiedetemi perché), bisogna tagliarlo di 15-20 cm di lunghezza, bisogna tagliargli la punta (non chiedetemi perché), bisogna togliergli tutte le foglie o per lo meno quasi tutte lasciandone un paio in cima, bisogna metterlo in terra per una profondità di 8-10 cm, preferibilmente usando un composto ormonale radicante. Avete tirato il fiato? Allora, ripartiamo dall'inizio.
I rami che scegliete li prendete dove potete e come potete, con buona pace della teoria. Io devo far fuori dei succhioni, che per lo meno non sono mai fioriti, e li taglio più lunghi che posso. Diciamo che a 15-20 cm ci arriviamo. Va bene, tagliamo anche la punta.
Far fuori tutte le foglie mi fa venire il magone. Lo capisco che è per rafforzarli e quant'altro, ma povere foglioline! Decido che ne faccio fuori un po', ma ne lascio un ciuffetto in cima. In fondo, il balconaggio, quello urbano poi, non è una scienza esatta.
Veniamo al composto ormonale radicante. In vena di sperimentare, in passato ho scelto di ignorare questo passaggio. Risultato: talee morte stecchite nel giro di due giorni. Allora rispolvero il piano B. Compro online un bel composto ormonale radicante di chiara e comprovata efficacia (speriamo).
| Il miracoloso composto ormonale radicante. |
Bisognerebbe metterlo in un barattolino, pucciarci dentro il gambo della talea, piantare la talea, e poi rimettere il composto avanzato nel barattolino all'interno del flacone originale. Vitetatissimo, stando alle istruzioni, pucciare il gambo della talea direttamente nel flacone. Ma per fare questo giochetto ci vorrebbe un cilindro graduato, è l'unico vero recipiente adatto visto che di composto ormonale nel flacone ce n'è veramente poco. Ora alzi la mano chi ha in casa un cilindro graduato. Ecco.
Allora puccio la talea di rosa direttamente nel flacone, sperando che il signor Clonex non venga a picchiarmi direttamente a casa. E poi ficco la talea in terra. Il balconaggio, dicevamo, non è una scienza esatta.
Alla fine di questa pantomima ci ritroviamo con un po' di belle talee fresche e pimpanti.
Sopravviveranno? Facciamo un po' di posto nella serra ormai più affollata di un autobus nell'ora di punta, curiamoci di mantenere umido (non marcio) il terreno, e attendiamo. Una settimana dopo, le talee appaiono in buona forma.
| Le talee dopo una settimana. |
Se passeranno l'inverno; se metteranno veramente radici; se cresceranno rigogliose; se i fermenti lattici vivi faranno bene alla talea prescelta; se le altre non saranno invidiose; se mi daranno la soddisfazione di sopravvivere e l'anno prossimo fiorire; lo scopriremo solo vivendo. Il balconaggio, quello urbano poi figuriamoci, in fondo, non è una scienza esatta.
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