martedì 19 febbraio 2019

Aria di primavera

Malgrado la serra abbia mal sopportato un paio di giornate di vento forte, lacerandosi in più punti (dovrò inventarmi un modo di fare una copertura più robusta), l'inverno fin troppo mite ha dato alle piante l'impulso di risvegliarsi in anticipo dal torpore invernale.

Un bello strappo causato dal vento alla copertura della serra, là dove la plastica si salda alla cerniera.

Così, nella serra sono iniziati i cambiamenti. Accanto ai gerani, che non hanno mai cessato persino di fiorire, numerose altre piante si stanno dando da fare. La limonella ha già messo le sue prime foglioline piccole, mentre la menta ha già alcune piantine piene di foglie profumate.

Le prime foglioline della limonella. Certo, avrei almeno dovuto potare i rami lunghi…

La menta non si è fatta pregare due volte: sono parecchie le piantine con delle belle foglie profumatissime.

Il fico ha delle belle gemme pronte ad aprirsi, mentre l'ortensia, che ha svernato fuori dalla serra ma ben esposta al sole, ha già aperto le gemme e messo le prime foglie.

Quanto ci metteranno le gemme del fico ad aprirsi?
Quelle dell'ortensia, invece, si stanno aprendo proprio in questi giorni.

E il limone sta per fiorire.

Il limone è pronto a fiorire. Per ora ha due fiori nuovi, che si affiancano ai due limoni in maturazione.

domenica 25 novembre 2018

Esageratamente caldo

Sarà il riscaldamento globale. A fine novembre, qui nel Nord, di notte la temperatura dovrebbe scendere sotto zero. I vetri delle auto, al mattino, dovrebbero essere brinati. L'erba dei prati nei giardini e parchi di città dovrebbe essere bianca. Invece fa un caldo esagerato, inopinato.
La serra, che abbiamo montato per proteggere le nostre piante da balcone dal rigore dell'inverno, gronda d'acqua all'interno, per via dell'umidità e del clima. Le piante, all'interno, rischiano seriamente di marcire, ed occorre arieggiare bene perché, poverette, non muoiano annegate.
A godere di questa situazione anomala sono soprattutto gli ospiti indesiderati. Una volta, anche i bruchi, d'inverno, andavano a nanna. Oggi invece ce li ritroviamo vivaci ed affamati anche a fine novembre.


Buone le foglie del fico, vero?

Mi tocca tirare fuori dall'armadietto il bruchicida.

sabato 3 novembre 2018

Rosa fresca aulentissima

Tenere le rose non è affatto facile, malgrado il loro crescere spontaneo nei giardini, in terra piena, faccia pensare il contrario. È un continuo curarle, sfoltirle, potarle, e bisogna essere capaci, cosa che io non sono. Però ho letto che un buon momento per prendersi cura di una pianta di rose è verso il mese di novembre, quando cadono le foglie, e si può procedere alla potatura. A me potare fa sempre paura, perché non so farlo e temo sempre di sbagliare, ma la pianta in questione, alta circa 180 cm, aveva numerosi succhioni ormai lunghi che originavano proprio dalla base, e che andavano eliminati.
Poiché erano belli e in buona salute, ben si prestavano ad un esperimento: trasformarli in talee. Che poi il mese di novembre non sarà il mese migliore per fare le talee di rosa, ma io non so che farci. Il balconaggio non è una scienza esatta.
Così, scartabellando in rete, scopro che per ottenere una buona talea di rosa bisogna scegliere un ramo che non sia mai fiorito (non chiedetemi perché), bisogna tagliarlo di 15-20 cm di lunghezza, bisogna tagliargli la punta (non chiedetemi perché), bisogna togliergli tutte le foglie o per lo meno quasi tutte lasciandone un paio in cima, bisogna metterlo in terra per una profondità di 8-10 cm, preferibilmente usando un composto ormonale radicante. Avete tirato il fiato? Allora, ripartiamo dall'inizio.
I rami che scegliete li prendete dove potete e come potete, con buona pace della teoria. Io devo far fuori dei succhioni, che per lo meno non sono mai fioriti, e li taglio più lunghi che posso. Diciamo che a 15-20 cm ci arriviamo. Va bene, tagliamo anche la punta.
Far fuori tutte le foglie mi fa venire il magone. Lo capisco che è per rafforzarli e quant'altro, ma povere foglioline! Decido che ne faccio fuori un po', ma ne lascio un ciuffetto in cima. In fondo, il balconaggio, quello urbano poi, non è una scienza esatta.
Veniamo al composto ormonale radicante. In vena di sperimentare, in passato ho scelto di ignorare questo passaggio. Risultato: talee morte stecchite nel giro di due giorni. Allora rispolvero il piano B. Compro online un bel composto ormonale radicante di chiara e comprovata efficacia (speriamo).

Il miracoloso composto ormonale radicante.

Bisognerebbe metterlo in un barattolino, pucciarci dentro il gambo della talea, piantare la talea, e poi rimettere il composto avanzato nel barattolino all'interno del flacone originale. Vitetatissimo, stando alle istruzioni, pucciare il gambo della talea direttamente nel flacone. Ma per fare questo giochetto ci vorrebbe un cilindro graduato, è l'unico vero recipiente adatto visto che di composto ormonale nel flacone ce n'è veramente poco. Ora alzi la mano chi ha in casa un cilindro graduato. Ecco.
Allora puccio la talea di rosa direttamente nel flacone, sperando che il signor Clonex non venga a picchiarmi direttamente a casa. E poi ficco la talea in terra. Il balconaggio, dicevamo, non è una scienza esatta.
Alla fine di questa pantomima ci ritroviamo con un po' di belle talee fresche e pimpanti.

Le quattro talee di rosa, appena fatte. Quella nel vasetto di yogurt ha anche una bella dotazione di fermenti lattici vivi, che non sono raccomandati da nessun altro sito di giardinaggio o balconaggio, tranne che dal vostro devoto.

Sopravviveranno? Facciamo un po' di posto nella serra ormai più affollata di un autobus nell'ora di punta, curiamoci di mantenere umido (non marcio) il terreno, e attendiamo. Una settimana dopo, le talee appaiono in buona forma.



Le talee dopo una settimana.

Se passeranno l'inverno; se metteranno veramente radici; se cresceranno rigogliose; se i fermenti lattici vivi faranno bene alla talea prescelta; se le altre non saranno invidiose; se mi daranno la soddisfazione di sopravvivere e l'anno prossimo fiorire; lo scopriremo solo vivendo. Il balconaggio, quello urbano poi figuriamoci, in fondo, non è una scienza esatta.

sabato 27 ottobre 2018

Tempo di coprirsi

Dopo un'estate durata fino a fine ottobre, sembra che l'autunno stia per arrivare. Se ancora non fa freddo, per lo meno il cielo è ora grigio e promette pioggia. Il freddo non dovrebbe tardare, e almeno da queste parti è normale, a novembre, scendere sotto zero di notte e trovare l'erba e i vetri delle auto brinati.
Non tutte le piante sul nostro balcone amano il freddo, e in generale le temperature sotto lo zero sono più pericolose per le piante in vaso che per quelle in terra piena.
La soluzione migliore è trasferirsi, piante incluse, in un posto dal clima mite, o nell'emisfero opposto per il periodo invernale, ma non potendo farlo, ci sono altre soluzioni efficaci e meno costose.
Ad esempio ci si può dotare di una serra.

La mia serra da balcone, con tubi in metallo e giunti in plastica.

Per qualche decina di euro si trovano serre di ogni forma e dimensione, da quelle basse per pochi vasi a quelle di svariati metri quadri nelle quali ci si può stare in piedi. Sono per lo più fatte con un telaio di tubi in metallo e giunti di plastica, con finiture approssimative che rendono la struttura ancora più precaria di quanto già non si suppone che sia. Certamente non le vedrei bene in un giardino, esposte alle intemperie, ma su un balcone, che in linea di massima è relativamente protetto, fanno il loro lavoro. La copertura, in un telo di nylon abbastanza pesante, ripara le piante dall'aria, e se c'è un po' di sole trattiene all'interno l'aria tiepida. E quando vi entrate dentro, quell'odore di umido e di muschio, tipici delle serre, vi avvolge confortevolmente.
Facendo balconaggio, è facile farsi prendere la mano, e la serra di cui ci si dota non è mai abbastanza grande. La mia, pur con i ripiani e permettendo di alloggiare piante alte (ci si sta in piedi, dentro), è leggermente sovraffollata.


Se le piante fossero omeoterme, così vicine almeno si terrebbero caldo a vicenda.

Con tutta quella folla, non ci si può aspettare, purtroppo, che dentro faccia caldo. Se le piante fossero omeoterme, allora ci sarebbe di certo un bel calduccio, ma col sopraggiungere delle giornate fredde, magari senza sole, la serra non può fare molto di più che riparare dall'aria. Allora si può dare una mano alle povere piante a sopportare il gran freddo, dotando la serra di un "impianto di riscaldamento". Una bella lampada da terrario, che si chiama lampada ma in realtà non fa nessuna luce, produce quel poco di calore (100 W) che consente all'ambiente di restare qualche grado al di sopra dello zero anche quando all'esterno si va abbondantemente al di sotto.

Una lampada da terrario da 100 W, per impedire che si vada sotto zero nelle giornate più rigide.

Con un interruttore per attivarla solo quando serve, o con un temporizzatore per accenderla solo di notte, si può spendere comunque poco di corrente, ed impedire che le piante soffrano il gelo anche nelle notti più fredde di gennaio e febbraio. In attesa della primavera.

martedì 9 ottobre 2018

Fioritura autunnale

Dopo aver patito il caldo e il troppo sole (devo inventarmi un alberello che non patisca l'esposizione solare e le faccia un po' d'ombra), la mia ortensia, col sopraggiungere dell'autunno, si è ripresa un po'. E se per tutta l'estate si è rifiutata di fiorire (è anche il primo anno che sta sul mio balcone, magari si deve ambientare), pochi giorni prima dell'equinozio ha fatto la sua comparsa un nuovo fiore.


Ogni giorno, un passettino per volta, un fiorellino si apre un po' di più.





Non è più la stagione giusta, e non tutti i fiorellini riescono ad aprirsi, ma alla fine rimane comunque un tocco di colore.






L'ultima fioritura della stagione.


mercoledì 3 ottobre 2018

Quaderno di balcone

Non è che ci stiano poi tante piante, su un balcone. Però l'età avanza, e non sempre ci ricordiamo tutto quello che occorrerebbe tenere a mente, relativamente alle nostre piante. A volte ci interessa ricordare la loro storia, oppure quando le abbiamo piantate o seminate, o come e quanto le abbiamo potate l'ultima volta. Il segreto, in questi casi, è scrivere tutto. Ma diamine: siamo nel XXI secolo! Dobbiamo per forza scarabocchiare simboli a penna su un quaderno? Largo al balconaggio 2.0.

Avete un server web oppure un hosting provider? Bravi. Un ottimo modo per tenere un quaderno, e in generale della documentazione, è far uso di un sistema wiki. Ce ne sono a bizzeffe e questo non è un blog di informatica, quindi non troverete qui consigli o istruzioni su come fare. Io ho scelto dokuwiki,  essenzialmente perché il mio hosting provider lo fornisce come un'opzione gratuita preconfigurata. Comodo. Non c'è bisogno che il wiki sia accessibile su Internet, non c'è bisogno che sia pubblico. Se avete gli strumenti per farlo, potete metterlo su un server casalingo (il più scrauso dei netbook è più che sufficiente) perché sia accessibile solo all'interno del vostro appartamento.

L'idea alla base di tutto è che in un wiki potete creare, e successivamente modificare, con estrema semplicità n+1 pagine, ognuna delle quali può, ad esempio, essere associata ad una delle piante che accudite sul vostro balcone. Ogni pagina è raggiungibile come un qualunque sito web, per cui ha un magnifico indirizzo (URL) unico e diverso da quello di tutte le altre. Perché questa caratteristica è così importante? Perché per ogni URL, quindi per ogni pianta, potete creare un codice QR.

Il codice QR della pagina wiki del mio mandarino Ikea
Scaricatelo, stampatelo, e appiccicatelo al vaso della pianta a cui si riferisce. Quando avrete bisogno di avere qualche informazione sulla pianta in questione, e vorrete consultarne la relativa voce sul vostro quaderno di balcone, o quando vorrete aggiornarne la storia, non dovrete fare altro che armarvi del vostro smartphone, su cui avrete installato una delle millemila app capaci di leggere i codici QR, avvicinarvi al codice che avete appiccicato al vaso, e lasciare che la pagina wiki si apra in tutto il suo splendore.

La pagina wiki del mio mandarino Ikea, come viene presentata dal mio smartphone, caricata inquadrando il codice QR riportato sopra


Benvenuti nel XXI secolo.

giovedì 20 settembre 2018

Fischia il vento

Infuria la bufera. Per fortuna noi ci occupiamo di cose ben più leggere, ma quell'apertura a Nord del balcone, dalla quale entra un vento terribile e attraverso la quale passa di stravento la pioggia, allagando il balcone, è veramente fastidiosa. Perché non affrontare il problema improvvisando un po' di balconaggio urbano?
Allora prendiamo una bella fioriera, grande e pesante. Un graticcio a maglie larghe, che non tolga luce e soprattutto non faccia effetto vela. E una bella pianta di falso gelsomino, che crea una bella siepe e non patisce i climi rigidi del Settentrione.

La fioriera e il graticcio.
La pianta di falso gelsomino, che avrà modo e tempo di crescere e infittire la siepe.
E diamole il tempo di crescere e infittire la siepe, il cui compito sarà contrastare il vento che fischia e porta sul balcone la pioggia e la neve.

Perché alcune cose, invece, sono serie.